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Ansia e lavoro, dove la fatica non parla solo di stanchezza

Ti svegli la mattina e già senti un peso. Non sai bene da dove arrivi, ma è lì — prima ancora di prendere il telefono, controllare le email, prima ancora di iniziare a respirare. Arrivi a sera esaustə con il pilota automatico, eppure non riesci mai a staccare davvero anche fuori dal tuo orario di lavoro.
Pensi al lavoro mentre mangi, mentre sei sotto la doccia, mentre stai per addormentarti.

Se ti riconosci in queste parole, questo articolo è per te.

 

La stanchezza che non passa

Tuttə, nel corso della propria vita, attraversano periodi di fatica lavorativa, tra scadenze che stanno per arrivare, un progetto difficile da chiudere, un periodo di forte cambiamento: è normale sentirsi così facilmente sotto pressione. Il problema nasce quando quella pressione non finisce con la chiusura di quel progetto, e la stanchezza non passa nemmeno dopo il weekend di riposo, e non ti accorgi in questo modo che quel senso di oppressione che senti diventa la modalità di default con cui vivi il tuo rapporto con il lavoro.

In questi casi, potrebbe non trattarsi di semplice stanchezza, ma potrebbe essere ansia.

 

Ansia e lavoro: una relazione complicata

L’ansia è una risposta naturale del nostro sistema nervoso di fronte a situazioni percepite come minacciose o incerte, aiutandoci, in questo modo, a prepararci, a restare attentə, a dare il meglio di noi anche a volte. Se pensata in un contesto lavorativo, è quella spinta sana che ci fa arrivare puntuali a un colloquio importante o che ci fa rileggere e controllare una presentazione prima di inviarla.

Il problema è quando questa risposta si attiva in modo cronico, sproporzionato, che difficilmente riusciamo a spegnere: quando l’allarme suona anche quando non c’è alcun pericolo reale, quando il corpo e la mente restano in uno stato di allerta continua che prosciuga le energie, compromette la concentrazione e rende ogni compito, anche quello più semplice, un ostacolo enorme.

 

Come riconoscerla: fermati un momento

Prima di continuare a leggere, prova a rispondere a queste domande in modo sincero:

Quando pensi al lavoro domani mattina, cosa senti nel corpo?

Riesci a finire la giornata lavorativa senza portarti dietro pensieri, preoccupazioni o sensi di colpa?

Hai difficoltà a concentrarti, anche quando le condizioni esterne sarebbero favorevoli?

Ti capita di rimandare compiti non perché non vuoi farli, ma perché l’idea di iniziarli ti genera una tensione difficile da gestire?

Il tuo umore è influenzato in modo significativo da quello che succede al lavoro, anche nelle ore in cui non lavori?

Non esistono risposte giuste o sbagliate, ma queste domande servono a portare un po’ di consapevolezza su qualcosa che spesso ignoriamo o minimizziamo.

 

I segnali che spesso non riconosciamo come ansia

L’ansia legata al mondo del lavoro non si manifesta sempre con attacchi di panico o con una paura chiaramente identificabile, ma spesso si nasconde dietro sintomi che sembrano avere altre cause.

Potresti riconoscerti in alcuni di questi:

– Procrastinazione persistente. Non rimandi perché sei pigro o disorganizzatə, a volte rimandi perché iniziare significa confrontarsi con la possibilità di sbagliare, di non essere abbastanza, e così della possibilità di deludere; in questo caso potrebbe trattarsi di uno stato di ansia che blocca, non di pigrizia.

– Perfezionismo paralizzante. Rileggi dieci volte la stessa email, e non riesci a consegnare un lavoro perché “Non è ancora abbastanza pronto”; senti che qualsiasi cosa fai non è mai abbastanza e sei sempre pronto a “Performare” di più: questo non è rigore professionale, ma potrebbe trattarsi di ansia travestita da standard elevati.

– Irritabilità e sbalzi d’umore. Ti arrabbi facilmente, e ti capita di innervosirti per dettagli che prima non ti creavano disagio, e ti ritrovi a scaricare così la tensione accumulata a lavoro nell’unica via d’uscita che senti disponibile, come quella direzionata verso le persone che ami di più.

– Disturbi fisici ricorrenti. Soffri di mal di testa, di tensione alle spalle e al collo, di disturbi gastrointestinali e di insonnia. Il corpo parla al posto della tua mente, più di quanto tu riesca a trovare espressione attraverso le parole.

– Difficoltà a “staccare”. Ovunque vai, segui il tuo lavoro — non perché sei dedicatə, ma perché non riesci a non pensarci, e in questo modo il riposo sembra veramente irraggiungibile.

 

Perché succede?

Le cause dell’ansia lavorativa sono spesso molteplici e correlate tra loro, poiché possono riguardare l’ambiente di lavoro, dove si respira una cultura aziendale tossica, delle relazioni difficili con collegə o superiori, oppure un carico di lavoro sproporzionato, ma possono anche riguardare qualcosa di più profondo, come, ad esempio, il modo in cui ti sei costruitə l’idea di dover “Dimostrare” il tuo valore nella misura della tua performance, nella paura del giudizio altrui, in un’identità che si lega fortemente al ruolo e alle esperienze passate di critica o fallimento in ambito personale e professionale.

Cosa pensi che stia alimentando la tua fatica? Viene solo da fuori, o c’è anche qualcosa che riconosci come tuo?

Non si tratta di colpevolizzarsi, ma si tratta di capire, perché comprendere è il primo passo verso un cambiamento positivo.

 

Quando chiedere aiuto

Non esiste un punto preciso oltre il quale puoi pensare che sia “Il momento” giusto di parlare con qualcunə, però ci sono alcuni segnali che vale la pena ascoltare: potrebbe essere utile tenere un diario dove potresti annotare da quanto tempo dura la fatica che senti, se per esempio dura da settimane, oppure mesi, senza migliorare; notare anche quanto influenza la qualità del tuo sonno, delle tue relazioni e di tutta la tua vita fuori dal contesto lavorativo. In questo modo, potresti prendere consapevolezza accorgendoti che ti ritrovi di proposito ad evitare alcune situazioni, persone o responsabilità in modo da ridurre i tuoi stati di ansia, percependo però che questo evitamento ti causa distress e in che misura limita la tua vita quotidiana; infine, potresti sentirti sopraffattə e che da solə non riesci a uscirne, nonostante ci provi.

In tutti questi casi, chiedere aiuto non significa arrendersi, ma riconoscere che alcune situazioni si affrontano meglio con un supporto professionale, allo stesso modo di come faresti con un problema fisico.

 

Cosa può fare un percorso psicologico

Un percorso psicologico orientato al benessere lavorativo non serve a “Togliere” l’ansia, che, come abbiamo visto, non è il nemico, ma serve, invece, a capire cosa da cosa è alimentata, a sviluppare strumenti per gestirla, a esplorare il rapporto tra la tua identità e il lavoro, trovando un equilibrio più sostenibile.

Un percorso psicologico rappresenta uno spazio in cui puoi fermarti, parlare senza essere giudicatə, e cominciare a dare un senso a quello che stai vivendo.

Se qualcosa di ciò che hai letto ti ha riguardatə, o se hai qualche domanda, sono disponibile per un primo colloquio conoscitivo.

 

Per concludere

L’ansia lavorativa è diffusa, spesso silenziosa, e quasi sempre rimane sottovalutata; non è debolezza, o mancanza di volontà, o qualcosa che “Passa da sola” se si stringono i denti abbastanza a lungo, ma rappresenta un segnale, e per questo merita ascolto.

 

 

Dott.ssa Mirna Bellardini
Psicologa Clinica e del Lavoro | Roma e Online
https://www.mirnabellardini.it | info@mirnabellardini.it

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