A woman sits stressed on the floor of an office, surrounded by papers.

La tua giornata è appena finita, ma il lavoro non finisce qui, perché ti può capitare di portarlo con te a casa, mentre fai la doccia, oppure durante la tua intimità. Continui a pensare alle e-mail a cui devi ancora rispondere mentre il tuo partner ti parla e ti chiede come stai; oppure ti capita di svegliarti nel cuore della notte preoccupandoti proprio di quella riunione che hai avuto durante la giornata. Fisicamente sei lì, ma la tua mente ti porta altrove.

Quello che stai vivendo non deve farti sentire solə, ma è importante che tu lo comprenda e che gli dia un nome.

Lo stress cronico non è solo percepire stanchezza

Viene definito stress acuto quello che proviamo subito prima di una scadenza imminente oppure nel momento che precede subito prima il sostenere un colloquio; diverso è lo stress cronico invece: mentre lo stress acuto è fisiologico ed anche evoluzionisticamente utile, il secondo rappresenta un sistema nervoso che ha smesso di spegnersi, in cui il corpo mantiene alto il livello di cortisone (l’ormone principale legato allo stress, appunto), e questo significa che non solo ci sentiamo stanchi, ma anche il nostro cervello cambia funzionamento nell’elaborare le emozioni e come ci fa affrontare poi le relazioni stesse.

Non basta solo riposarsi per risolvere questo stato, perché non si tratta solo di un deficit di energia, ma di un intero sistema di risposta allo stress che rimane attivo in maniera cronica e non riesce a fermarsi.

Quante sono le volte in cui ti ricordi di aver veramente “Staccato” dal lavoro nelle ultime settimane?

Il cortisolo influenza le tue relazioni

Nel tempo, un sistema abituato a tenere alti i livelli di cortisolo impatta il cervello e il corpo anche a livello fisiologico, con un’amigdala (la struttura cerebrale legata all’elaborazione delle emozioni) che si attiva in modo sproporzionato, e questo ci porta a diventare più reattivi, meno ematici e meno in grado di capire correttamente le intenzioni altrui: ad esempio, il partner ci fa una battuta innocua e noi la percepiamo come un attivo, oppure percepiamo freddezza nel silenzio di un amico. Il cervello tende a vedere minacce dove non ce ne sono se è sottoposto a stress cronico.

Anche la corteccia prefrontale gioca un ruolo fondamentale, in quanto rappresenta la parte del cervello razionale, che ci permette di comunicare con calma, di comprendere le prospettive altrui e di gestire i conflitti in maniera costruttiva; anche questa struttura sotto stress cronico ha un funzionamento che può peggiorare, e si traduce, ad esempio, nel prendere decisioni peggiori nelle relazioni proprio quando, invece, ne avremmo più bisogno.

Questo può attivare un circolo, un vero e proprio feedback loop in cui lo stress lavorativo ci rende emotivamente poco disponibili, in cui il partner percepisce questo distacco e a sua volta si allontano, generando una catena di stress che non si ferma e che può arrivare a logorare anche le relazioni più solide, e non perché, come si potrebbe pensare, la relazione ha “Fatto il suo corso”, ma perché entrambi i partner stanno reagendo agli effetti biochimici dello stress cronico (LeDoux, 1996; Neff & Karney, 2004).

Al calo del desiderio non vogliamo pensarci

Raramente vuole nominare una situazione che si può creare in questo circolo, che è il calo del desiderio sessuale, e rappresenta un segnale del corpo: il cortisolo cronico sopprime la produzione di ossitona (l’ormone del legame e della connessione) e interferisce con la produzione degli ormoni sessuali. Sotto stress cronico il corpo dà priorità alla sopravvivenza rispetto alla riproduzione e all’intimità, e può non essere una scelta consapevole, ma una risposta fisiologica.

Basson dimostrò nel 2001 che nelle relazioni stabili il desiderio emerge dalla connessione emotiva e dalla qualità dell’intimità, e quando lo stress cronico corrode quella connessione, è difficile essere veramente presenti, aperti e vulnerabili con il proprio partner, e per questo il desiderio si ritira.

Ti sei mai chiestə se quello che senti nella tua relazione potrebbe avere origine altrove — nel lavoro, nello stress, nella stanchezza accumulata?

Quali sono i segnali che dobbiamo ascoltare?

Può capitare di non rendersene conto in maniera consapevole all’inizio, perché non sempre lo stress cronico si manifesta in maniera evidente: può iniziare lentamente, e così ci accorgiamo che il suo impatto è forte nelle relazioni solo quando il danno è già significativo, ma ci sono alcuni segnali che non possiamo ignorare: ad esempio, quando nelle relazioni senti di non avere più energie per il partner dopo il lavoro, quando i conflitti di coppia sono aumentati senza un’apparente ragione, oppure ti accorgi di essere fisicamente presente, ma emotivamente assente, e l’intimità, non solo quella sessuale ma anche quella emotiva, è diventata più difficile e hai la sensazione che il partner non capisca quanto sei sotto pressione; fisicamente, senti un calo del desiderio sessuale, soffri di insonnia oppure non hai un sonno appagante, hai una tensione muscolare cronica e continui mal di testa e stanchezza che non passa con un pò di riposo; mentalmente, infine, non riesci a “Staccare” anche quando vorresti, perché ti ritrovi a rimuginare sulle questioni lavorative anche quando sei libero e non riesci a goderti del tempo libero senza sentirti in colpa.

Piccoli passi che puoi fare

Dai un nome a quello che sta succedendo: riconoscere che lo stress lavorativo cronico ha un reale impatto sulle tue relazioni, non come colpa ma come meccanismo da capire, ti aiuta a parlarne con il partner, senza attribuzioni reciproche, e pur già aiutare a cambiare molto.

Crea dei rituali di transizione: crea un rituale di transizione (una passeggiata, un momento di silenzio oppure una doccia) che ti aiuta nel passaggio da “Modalità di lavoro” a vita privata e questo aiuta il sistema nervoso a segnalare che la fase lavorativa della giornata è finita.

Proteggi il tempo di connessione: le coppie che si impegnano a mantenere momenti di connessione quotidiana, anche brevi o semplici, reggono meglio di fronte allo stress cronico. Non deve essere per forza qualcosa di romantico o di elaborato, l’importante è che sia presente e intenzionale.

Ascolta il tuo corpo: il calo di desiderio, la stanchezza cronica e i disturbi del sonno non sono fattori da ignorare o da far “Spingere oltre”, ma rappresentano messaggio del corpo che meritano attenzione e indicano, spesso, che qualcosa nel sistema vita-lavoro ha bisogno di essere ridisegnato e possiamo quindi utilizzarli a nostro vantaggio per migliorare la qualità di vita.

Valuta la possibilità di richiedere un supporto professionale: quando lo stress cronico ha ormai un impatto significativo sulla vita affettiva e relazionale, un percorso psicologico può aiutare, ma non per “Aggiustare” qualcosa, ma per capire che cosa sta succedendo e trovare un equilibrio che possa essere più sostenibile.

Non serve aspettare che la situazione diventi insostenibile per chiedere aiuto.

Piccola riflessione

Il lavoro è certamente un aspetto importante all’interno della propria vita, ma non è più importante delle relazioni che danno senso alla tua vita. Lo stress cronico rappresenta un segnale che qualcosa nel sistema ha bisogno di attenzione e che tu, come persona intera, meriti cura tanto quanto il tuo lavoro.

Non serve sapere dove si vuole arrivare, ma basta essere disposti a guardare da dove si parte.

Riferimenti bibliografici:

  • Basson, R. (2001). Human sex-response cycles. Journal of Sex & Marital Therapy, 27(1), 33–43.
  • LeDoux, J. (1996). The Emotional Brain. Simon & Schuster.
  • Maslach, C., & Jackson, S.E. (1981). The measurement of experienced burnout. Journal of Organizational Behavior, 2(2), 99–113.
  • Neff, L.A., & Karney, B.R. (2004). How does context affect intimate relationships? Psychological Science, 15(12), 814–820.

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