“Non dimenticate mai che sarà sufficiente una crisi politica, economica o religiosa perché i diritti delle donne siano rimessi in discussione. Questi diritti non sono mai acquisiti. Dovrete restare vigili durante tutto il corso della vostra vita” (Simone de Beauvoir, 1908-1986).
La Giornata Internazionale della Donna, a volte conosciuta anche come Giornata Internazionale dei Diritti della Donna, è una ricorrenza che avviene, a livello internazionale, ogni 8 marzo per celebrare l’importanza della conquista per i diritti delle donne, ovvero tutti quei diritti che salvaguardano la loro emancipazione a livello sociale, economico, politico con aspetti che riguardano l’uguaglianza di genere, il diritto alla riproduzione, le discriminazioni (sia in ambito privato, che sociale, economico e politico) e, non ultime per importanza, le violenze contro le donne stesse.
Questa ricorrenza si è strutturata a partire dai movimenti operai e sindacali tra la fine del diciannovesimo secolo e gli inizi del ventesimo secolo, presenti tra l’Europa e il Nord America, ma dall’inizio assunse un carattere mondiale e rappresenta ogni anno, immancabilmente, un momento di riflessione ulteriore per fermarsi e riflettere, effettivamente, sui passi che sono stati fatti finora, sui cambiamenti in atto, sui diritti effettivamente acquisiti e quelli, ancora, da acquisire o, addirittura, da dover difendere e recuperare.
Pensando a Simone de Beauvoir, “Nessuno nasce donna”, perché, nel corso della storia e dei secoli, si sono attribuiti alle donne costruzioni e aspetti legati a fattori storico-culturali (spesso giustificati dal concetto di loro “Naturalità” e di nascita biologica).
Per questo motivo, ci sono stati, e ci sono tuttora, movimenti che hanno preso in carico attraverso dibattiti, lotte e riflessioni in continua evoluzione, il concetto di libertà come parte fondamentale dei diritti dell’essere umano, e la donna, in quanto donna, non può e non deve essere discriminata da fattori che hanno a che fare con le sfere, più propriamente, sociali e culturali, senza cause naturali o biologiche di alcun tipo; diritto ad esercitare la propria libertà non soltanto per se stessi, ma libertà reciproca, in quanto “Volersi liberi significa anche volere liberi gli altri” (S. De Beauvoir, “L’Etica dell’ambiguità”, 1947), in un senso di responsabilità reciproca per la tutela dei diritti umani.
Fonti: https://web.archive.org/web/20160312115930/http://womenwatch.unwomen.org/international-womens-day
https://disp.web.uniroma1.it/sites/default/files/allegati/da-De-Beauvoir-a-Friedan.pdf


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